106ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

di Valerio Landri

Degli «sfollati interni» poco si parla e raramente si pensa ad essi quando ci si confronta sul tema delle migrazioni. Eppure è proprio agli sfollati interni che si rivolge l’attenzione di Papa Francesco in occasione del suo Messaggio per la 106ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 27 settembre 2020.

Il Santo Padre ricorda che «la conoscenza è un passo necessario verso la comprensione dell’altro», invitando ad andare oltre il dato numerico ed entrare nella storia di milioni di uomini e donne in migrazione.

Solo la conoscenza dell’altro e il suo riconoscimento come essere vivente consentono il superamento di paure e pregiudizi per «farsi prossimi» e servire mettendosi in ascolto profondo.

Dall’ascolto, poi, nascono processi di riconciliazione con le nostre paure e con le ferite aperte dalle ingiustizie della vita; processi che portano alla condivisione della vita e a crescere insieme, senza lasciare fuori nessuno; processi che vedono tutti protagonisti del proprio riscatto nella fantasia della carità.

 

In un tempo in cui il tema dell’accoglienza dei migranti suscita tensioni sociali e strumentalizzazioni politiche anche all’interno della Comunità ecclesiale, il Messaggio di Papa Francesco suona come un invito all’equilibrio e al dialogo, nonché come un richiamo all’impegno comune per la costruzione del Regno di Dio.