51ma Giornata Mondiale della Pace

di Gaetano Lauricella

1 Gennaio 2018: la Chiesa celebra la Giornata Mondiale della Pace. Sono passati 51 anni da quella straordinaria intuizione di Paolo VI che già nel 1968, con un messaggio rivolto a tutti gli uomini di buona volontà, consacrava l’impegno permanente della Chiesa per “educare il mondo ad amare la pace, a costruirla, a difenderla”. Una promessa per la storia dell’uomo che già allora appariva minacciata da terribili conflitti e continue violazioni dei diritti umani. Da allora, da Paolo VI fino a Papa Francesco, la Chiesa non ha mai smesso di far sentire la sua voce, per la promozione di un dono santissimo: la pace tra tutti i popoli della terra.

A distanza di mezzo secolo, però, la dignità dell’uomo continua a essere calpestata e la guerra, complice la globalizzazione, si è trasformata, giungendo fin dentro le nostre case. E ciò non solo virtualmente (per mezzo dei mass media) ma in carne ed ossa: la carne di 250 milioni di migranti e rifugiati i quali, in fuga da persecuzioni, discriminazioni e povertà, sono giunti alle porte delle nostre città. È ad essi che Papa Francesco dedica il suo Messaggio per la 51ma Giornata Mondiale della Pace: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. In una fase storica in cui si torna a erigere muri e a rafforzare i confini per proteggersi dal pericolo costante di un’«invasione straniera», Papa Francesco ribalta la questione invitandoci a guardare al fenomeno delle migrazioni non come una “minaccia” ma come “un’opportunità per costruire un futuro di pace”.

Il Santo Padre osserva come nei Paesi di destinazione delle masse di migranti si stia diffondendo «una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio». Non usa mezzi termini quando mette in guardia contro «quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici»; essi «anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano». Ricorrendo all’immagine della nuova Gerusalemme, città dalle porte sempre aperte all’accoglienza, Papa Francesco ci invita ad avere uno sguardo nuovo, uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere il fenomeno migratorio sotto una luce nuova. «Osservando i migranti e i rifugiati, questo sguardo saprà scoprire che essi non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. Saprà scorgere anche la creatività, la tenacia e lo spirito di sacrificio di innumerevoli persone, famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, anche dove le risorse non sono abbondanti».

Francesco, nel suo messaggio, non si limita solo ad individuare qualcosa di auspicabile ma irraggiungibile; indica infatti una strategia concreta per affrontare il fenomeno, basata su quattro pietre miliari: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

“Accogliere” rimanda al valore dell’ospitalità, questione molto dibattuta nelle nostre comunità. Richiama l’esigenza di saper bilanciare le giuste preoccupazioni per la sicurezza nazionale con la tutela della dignità umana, provando a immaginare nuove possibilità di ingresso legale.

“Proteggere” significa riconoscere che il respingimento di profughi e migranti verso le loro terre di origine spesso vuol dire condannarli a uno stato di persecuzione e violenza. Ci ricorda che è nostro dovere mettere al primo posto l’inviolabilità dei diritti umani.

“Promuovere”, cioè sostenere lo sviluppo umano integrale di migranti e rifugiati, valorizzando tutti quegli strumenti che possono favorire questa promozione.

E infine “Integrare”, che significa incoraggiare quelle dinamiche sociali di «arricchimento reciproco e di feconda collaborazione con le comunità locali», permettendo a rifugiati e migranti di «partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie».

Il Messaggio si conclude con l’auspicio che questi sentimenti possano animare il processo che nel 2018 dovrebbe portare all’approvazione da parte dell’ONU di due patti globali: uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari, l’altro riguardo ai rifugiati. Perché come ricorda Papa Francesco, citando le parole di San Giovanni Paolo II: «Se il “sogno” di un mondo in pace è condiviso da tanti, se si valorizza l’apporto dei migranti e dei rifugiati, l’umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale “casa comune”».

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