Abitare la Comunità … con uno sguardo nuovo.

La nostra Diocesi, per il nuovo anno pastorale che oggi sta per iniziare, seguirà l’icona biblica del ministero di Gesù a Gennèsaret, che troviamo nel Vangelo di Marco 6,53-56. Continua, dunque, il percorso iniziato l’anno scorso, quando abbiamo deciso di «prendere la barca e passare all’altra riva». Adesso siamo arrivati su quell’«altra riva» e non ci resta che «SCENDERE dalla barca e ABITARE la Comunità».
La Chiesa agrigentina, e ciascuno di noi in lei, quest’anno è invitata a lasciare la sicurezza della barca (che idealmente rappresenta uno stile di vita ecclesiale fondato sulle sicurezze di sempre e su una inconsapevole presa di distanza dai problemi della società) per vivere la dimensione dell’incontro con la gente e con le fragilità dell’umano, una più marcata incarnazione della fede che si traduce in una prossimità sincera con gli ultimi e nella cura di relazioni vivificanti e generative di Speranza cristiana.
«Abitare la comunità» significa per noi «abitare in modo nuovo lo spazio di sempre», curando la dimensione dell’incontro con l’altro, assumendo lo stile del «prendersi cura» e dell’«avere a cuore» il bene dell’altro e il bene comune.
Ciò richiede la volontà e la capacità (che si acquisisce col tempo) di guardare con occhi nuovi la nostra realtà, rinunciando al pessimismo e alla rassegnazione che spesso ci caratterizzano (quante volte abbiamo pensato: «tanto non cambierà mai niente»?) per scegliere con determinazione di assumere un atteggiamento di Speranza che porta all’impegno personale e comunitario. Un mondo altro, a misura di Vangelo, è possibile: su questa idea si fonda il senso della missione cristiana! L’«abitare la comunità» ci chiede dunque una profonda conversione del cuore, un cambiamento di stile, una purificazione del nostro sguardo sulla vita. In questo, gli ultimi che ogni giorno incontriamo nei nostri servizi possono esserci in qualche modo maestri. La relazione con loro ci educa, ci pone profonde domande sul senso della vita, della povertà, della malattia, del dolore … ma anche sul valore della fiducia, della gratuità, della sobrietà. La fragilità non va temuta, dunque, ma accolta e interrogata. Buon cammino di Avvento.