Agenda ONU 2030. Obiettivo #11: Città e comunità sostenibili

di Giuseppe Guddemi – Volontario Casa della Pace

Nell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, le città occupano un posto di rilievo e costituiscono una priorità strategica su cui incidere nell’immediatezza per poter raggiungere i fini fissati dalla comunità internazionale e che mirano all’ottenimento di uno sviluppo sostenibile che porti con se il miglioramento delle condizioni dell’individuo e la crescita della società.

Infatti, se è vero che nel corso della storia moderna le città abbiano al contempo influenzato e riflesso il grado di sviluppo della società, è altrettanto vero che i centri urbani, nel corso del tempo, hanno racchiuso al loro interno grandi ricchezze ed opportunità (attrattori culturali, centri scientifici e produttivi, spazi di aggregazione sociale, etc.), che convivono con enormi contrasti come territori di grande povertà (quartieri periferici monofunzionali, aree marginali, etc.) e situazioni di precarietà sociale (spaziale e culturale, delle minoranze sociali, etc.).

Compito, quindi, che si pongono gli Stati per adeguarsi al mutamento dei tempi e alle trasformazioni sociali, è quello di attuare e sostenere politiche urbane che definiscono strategie di intervento e misure per contrastare le ricadute sociali. Dal cambiamento climatico a quello demografico, dalla crisi finanziaria allo sviluppo tecnologico, le società di oggi si evolvono e si modificano con estrema rapidità senza poter evitare di influenzare una dimensione intrinsecamente urbana e su cui inevitabilmente incidono, mettendo a dura prova l’intera struttura politica, sociale ed economica che la sorregge e gravando, al contempo, su un ecosistema sempre più precario.

Basti pensare, dati alla mano, che nonostante le città coprono solo il 3% della superficie terrestre, oggi al loro interno vivono più di 3,5 miliardi di persone (ma si pensa che nel 2030 circa il 60% della popolazione vivrà in aree urbane), si consumano l’85% dell’emissioni in atmosfera e si producono il 75% dell’energia mondiale. Se a ciò si aggiunge che 828 milioni di abitanti vivono in baraccopoli (il numero è in costante crescita) e che i problemi legati alla rapida urbanizzazione esercitano una pressione sulle forniture di acqua dolce, sulle fognature, sull’ambiente e sulla salute pubblica, è sufficiente a comprendere come l’obiettivo di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili diventi una sfida a cui la politica internazionale non può sottrarsi.

Inoltre, la lettura di questi dati ci aiuta a capire come le città, ad oggi, non riescono più a sostenere la crescita al proprio interno nonostante, potenzialmente, l’alta densità delle città possa portare efficienza e sviluppo tecnologico, riducendo così il consumo di risorse e di energia e migliorando conseguentemente la qualità della vita. Quindi, affinché i centri urbani, ancora una volta, possano fungere da volano della prosperità e del benessere dell’individuo è necessario un vero e radicale cambiamento di rotta, perseguire strade innovative, e adottare e concepire un nuovo modello di progresso capace di contenere e valorizzare il fenomeno dell’urbanizzazione.

Dalla sottoscrizione del Patto di Amsterdam per l’Agenda Urbana Europea, alla Conferenza Onu Habitat III tenutasi a Quito nell’ottobre 2016,  molto è stato fatto e molto ci sarà ancora da fare per poter raggiungere entro il 2030 almeno gran parte dei principali obiettivi posti dall’agenda internazionale e per poter godere di città sempre più sicure, inclusive e accessibili ove le disuguaglianze sociali tra centro e periferie vengano assottigliate, utilizzando le risorse naturali in modo più efficiente e sostenibile, riducendo l’impatto ambientale e valorizzando, rendendoli virtuosi, i rapporti tra ambiente, società ed economia.

Dalle misure avviate e dalle politiche emerse negli ultimi anni sembra che le città del 2030 punteranno, nell’ambito della mobilità, sulle piste ciclabili, sul car sharing e sull’e-mobility; mentre per quanto riguarda lo sfruttamento delle energie rinnovabili molte sono le soluzioni che si stanno adottando cercando di ridurre al massimo l’emissione di co2, investendo sulle forme di energia pulita e, di pari passo ad un cambiamento  architettonico e infrastrutturale, creando spazi verdi accessibili a tutti e migliorando e uniformando i servizi attraverso l’abbattimento delle barriere (sia fisiche che culturali) tra centro e periferia che non solo pongono alla luce le disuguaglianze di tipo urbanistico, ma soprattutto mostrano ancor oggi le disuguaglianze di tipo sociale ed economico.

Di particolare interesse, in quest’ottica, diviene il movimento di Transition Town ovvero un movimento socio-culturale fondato da Rob Hopkins e diffuso in tutta Europa, che punta a rendere simbiotico il rapporto tra piano di ripianificazione energetica e cambiamento culturale: creare città sostenibili, infatti, vuol dire concepire la città e soprattutto la comunità ove si vive in modo diverso, adottando pratiche e stili di vita più rispettosi dell’ambiente circostante e incentivando un rapporto più partecipativo ed inclusivo alla vita sociale tra i cittadini stessi.

Infine, volgendo lo sguardo all’Italia, occorre tener presente che, nonostante la situazione italiana sia molto indietro rispetto alla media europea soprattutto per quanto riguarda la gestione dei rifiuti (44 discariche ancora abusive), l’inquinamento atmosferico e la messa in sicurezza degli alloggi (urgente è l’adozione di un “piano casa” per rispondere al principio cardine della resilienza ovvero la capacità di adattamento delle strutture di fronte alle catastrofi naturali così da garantire il normale funzionamento), tanto si sta facendo per rispondere alla sfida lanciata dalla comunità internazionale cercando di puntare sull’innovazione sia dal punto di vista della mobilità (green mobility) che infrastrutturale ed energetico (smart energy).

Perchè come afferma Grammenos Mastrojeni, coordinatore dell’area ambiente della cooperazione allo sviluppo del Ministero Affari Esteri: «La chiave è lo sviluppo sostenibile, che non è un lusso estetico, ma il mettersi in sintonia con le ricchezze del pianeta».