Agenda Onu 2030. Obiettivo #10: Ridurre le disuguaglianze

di Maria Luisa Pereira, volontaria europea

Le disuguaglianze sociali sono uno dei problemi fondamentali della società italiana, ma in particolare la tendenza più diffusa degli studiosi è quella di ricondurre tale problema ad una origine di carattere prettamente economico. In effetti l’approccio economista tradizionale al problema individua sicuramente alcune (ma non tutte le) cause e conseguenze del problema e le analisi degli economisti hanno evidenziato anzitutto la differenza di ricchezza e retribuzione tra soggetti appartenenti alla medesima nazionalità, sistema sociale e stato.

In particolare si è visto un cambiamento fondamentale: se prima era molto accentuata una differenza di ricchezza tra stati più e ricchi e stati più poveri oggi il divario reddituale è aumentato tra soggetti appartenenti ad un medesimo stato. Questo perché con la globalizzazione gli stati del B.R.I.C.S. (Brasile, Russia, India, Cina, Sud-Africa), hanno profittato di un aumento del livello di benessere, mentre i paesi della old economy hanno subito una fase di dura recessione. L’arresto della vertiginosa crescita di alcuni paesi di questo fortunato gruppo (primo fra tutti il Brasile) ed il conseguente aumento delle disuguaglianze sociali anche in quei paesi (che dovrebbero essere nella fase economica del c.d. boom) ha dimostrato chiaramente come il problema non può essere considerato solo economico e di conseguenza anche le soluzioni non possono essere legate solo all’andamento dei mercati.

Ciò è chiaramente dimostrato dal fatto che in Italia negli ultimi anni sono diminuite le opportunità di mobilità verso l’alto, ovvero la possibilità per soggetti provenienti da basse estrazioni economiche di migliorare le proprie condizioni monetarie e sociali. Ciò perché non sono state attuate quelle politiche necessarie ad eliminare le disuguaglianze economiche, strettamente connesse alle opportunità e alle possibilità offerte ai membri della comunità.

Che il problema non sia solo economico lo dimostrano le soluzioni prospettate dai sociologi. Il problema è stato affrontato già dai padri di questa scienza come Marx e Weber, ma le loro teorie appaiono oggi inadatte ai nuovi fenomeni che si sono prodotti.

Più recenti studiosi come Bauman, ritengono che le disuguaglianze sociali possano avere delle ricadute disastrose sulla salute mentale e fisica della popolazione, dando luogo ad una delle situazioni più disastrose che l’umanità si trovi a dovere affrontare (nel suo libro «Danni collaterali» del 2011). Ulrich Beck individua poi un altro problema: l’analisi economica tradizionale ha sempre individuato dei confini territoriali, sociali ed economici al problema delle disuguaglianze, ma oggi il fenomeno della globalizzazione cambia tutto.

Ed in effetti l’analisi della situazione migratoria italiana degli ultimi anni non può che confermare questa intuizione del perspicace studioso; se in Italia fino a qualche anno fa poteva parlarsi di disuguaglianze sociali tra cittadini aventi accesso ai medesimi servizi e possibilità, oggi l’arrivo dei migranti che spesso si stabiliscono sul territorio sposta il problema.

Dove si poteva parlare di una distinzione tra ricchi e poveri ma con l’accesso agli stessi servizi e possibilità comuni, oggi si è invece introdotta sul territorio una nuova classe di soggetti che non hanno accesso agli stessi mezzi per differenti ragioni.

La soluzione al problema appare sempre più essere legata ad un mutamento delle scelte politiche con una classe dirigente che deve affrontare il problema e in un mondo globalizzato la soluzione non può che essere anch’essa globale, quindi nascere da accordi e risoluzioni adottate tra gli stati e volti ad affrontare congiuntamente il problema. Ciò è dimostrato dall’impegno che l’ONU ha sempre dimostrato in questa direzione e che negli anni ha portato a numerosi risultati che sopperiscono alle mancanze dei singoli stati oggi caratterizzati da governance molto deboli e troppo influenzate dall’andamento dei mercati.