Cambiamo il mondo?

di Paola Simahan

Cambiamo il mondo?

Questa la domanda che ci ha guidato nel confronto durante la serata di martedì 31 gennaio allo Spazio Interculturale Giovani.

La necessità di cambiare è risultata comune a tutti, per motivi vari, sulla base di esperienze diverse.

C’è l’esperienza del razzismo o del pregiudizio vissuta sulla propria pelle, quella degli sguardi per strada, del sentirsi tenuti a distanza sull’autobus. Ma anche l’esperienza della paura che abbiamo dentro tutti e che per sciogliersi forse ha solo bisogno di qualche parola in più, di uno scambio di idee, di conoscersi. Certo, poi tutto questo porta alla violenza che tutti vediamo e che non ci lascia indifferenti, soprattutto quando a farne le spese sono i bambini, gli anziani: guerra, terrorismo…

Ma poi, senza stare a scandalizzarci, il pregiudizio ci tocca tutti, di qualunque nazionalità siamo: ogni volta che generalizziamo, si tratti di stereotipi sugli stranieri o sugli italiani, stiamo alimentando divisione e incomprensione.

Soluzioni? Dare sempre un volto all’altro, chiamarlo per nome, chissà che anche l’altro abbia i nostri stessi timori e timidezze. E allora un passo verso l’altro può essere il nostro modo per cambiare il mondo: salutare gentilmente l’autista del bus, il barista, lo spazzino (tutte quelle persone che possono sentirsi lusingate e non minacciate dalla nostra attenzione) sono le nostre piccole sfide quotidiane per non chiuderci in un mondo piccolo in cui forse nessuno ci vuole davvero costringere.

Neanche tra noi è mancato il pessimismo, chi ha sostenuto che il mondo va di male in peggio e che cambiare è impossibile. Siamo un pezzo di mondo come tutti. Eppure la pluralità presente anche in questa occasione ci ha dato il colpo d’ala: il mondo si cambia a partire da noi stessi e, soprattutto, la nostra arma non è certo ne’ il potere, ne’ la lamentela.

Anzi, abbiamo iniziato subito a cambiare il mondo: non ci piace che si parli di “stranieri”? E’ vero, c’è dentro la parola “strano”, ti fa sentire che sei meno degli altri, mentre la realtà è che siamo tutti uguali. E poi chi sono gli “stranieri” tra noi? Ci siamo guardati e, italiano o no, eravamo tutti in qualche modo “stranieri”. E allora abbiamo iniziato a cambiare il nostro vocabolario: d’ora in poi allo Spazio Interculturale Giovani ci chiamiamo tutti “viaggiatori”.

E dal prossimo incontro iniziamo già a cambiare il mondo, a modo nostro, con la bellezza. Parlandone e, speriamo, generandola fra noi.