Caritas Diocesana Agrigento

La Caritas Diocesana è l’organismo pastorale istituito dal Vescovo al fine di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale diocesana e delle comunità minori, specie parrocchiali, in forme consone ai tempi ed ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica” (art. 1 Statuto).

La Caritas assume dunque una prevalente funzione pedagogica: “il suo aspetto spirituale non si misura con cifre e bilanci, ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare la Chiesa locale e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi ” (Paolo VI -1972).

La Caritas Diocesana ha lo scopo di favorire il cambiamento del modo di pensare e di vivere della comunità cristiana, passando da: una solidarietà vissuta singolarmente ad una testimonianza comunitaria della carità, da una solidarietà episodica ad uno stile di carità capace di ascoltare e accogliere ogni giorno il grido dei poveri, da una solidarietà pronto soccorso, che cura le ferite della società ad una carità che sa anche riconoscere e sradicare le radici della povertà e dell’ingiustizia.

La Caritas diocesana, in sintesi, ha il compito di: animare la comunità al senso della carità e della giustizia, educare allo spirito e all’esperienza della testimonianza comunitaria della carità, coordinare gruppi ed iniziative per un miglior servizio alla comunità e alla società.

Sotto questo aspetto la Caritas diocesana in collegamento organico con le Caritas parrocchiali individua l’indirizzo e il cammino, sostiene nella formazione e nella progettazione, cerca di unificare e far convergere tutte le espressioni della carità presenti nella Diocesi, evitando, con tutte le forze e nel limite del possibile, di divenire essa stessa un gruppo operativo.

Il nostro compito

Per promuovere l’annuncio e la testimonianza della carità, cuore del Vangelo e segno del Regno di Dio che viene, vengono affidati alla Caritas Diocesana i seguenti compiti: approfondire le motivazioni bibliche e teologiche della carità, predisporre percorsi formativi e proporre iniziative concrete di solidarietà perché la carità sia l’anima della vita della diocesi, delle parrocchie, delle famiglie, dei gruppi e di ogni singola persona, promuovere e accompagnare le Caritas Parrocchiali e Foraniali, curare il coordinamento delle iniziative e delle opere caritative ed assistenziali delle parrocchie e delle associazioni di cristiani, organizzare, in collaborazione con la Caritas Italiana e coordinare, a livello diocesano, interventi di emergenza in caso di pubbliche calamità, in collaborazione con altri organismi di ispirazione cristiana e laica, realizzare studi e ricerche per scoprire i bisogni presenti sul territorio diocesano, individuarne le cause e stimolare l’intervento sia legislativo che operativo delle istituzioni civili, promuovere con adeguati programmi educativi il servizio civile, il volontariato e le iniziative per la pace e la giustizia, evangelizzare il mondo della politica e dell’economia coinvolgendoli in iniziative mirate alla scoperta della loro dimensione redentiva, contribuire allo sviluppo umano e sociale dei Paesi del Terzo Mondo con la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, con prestazioni di servizi, con aiuti economici, coordinando le iniziative dei vari gruppi e movimenti di ispirazione cristiana, stimolare, in collaborazione con le organizzazioni cristiane e gli enti pubblici, il sorgere di opere-segno come testimonianza concreta di carità.

Il metodo

ASCOLTARE

L’incontro con l’altro inizia con l’Ascolto. “Ascoltare è il primo passo per entrare in relazione, dopo esserci accorti di chi ci sta accanto. È uscire dalle nostre vedute e dai nostri schemi; è disponibilità a far spazio all’altro e alla realtà che ci sta attorno; è prendere parte, capacità di condivisione della vita che ci viene raccontata; è uno stile, un atteggiamento per cogliere e fasi carico di presenze, di silenzi, di situazioni e di drammi, presenti sul territorio”. (Ferdinandi S., Radicati e fondati nella carità, EDB, Bologna 2006, p. 342)

OSSERVARE

Dopo aver ascoltato è il momento di guardarsi intorno per trovare una chiave di lettura della realtà che ci circonda, per riscoprirne bisogni e risorse. “Osservare è accorgersi della persona che ci sta accanto e di quanto accade, rilevare le tante problematiche, le povertà tradizionali, a cui si aggiungono sempre fenomeni nuovi di povertà, di emarginazione e di disagio. Permette di individuare le varie risorse e disponibilità singole e di gruppo presenti sul territorio. […]

L’osservare permette la rilevazione sistematica e oggettiva delle situazioni, mette in grado di curare e diffondere dati e informazioni raccolte, per far crescere la consapevolezza dell’opinione pubblica e il coinvolgimento della comunità ecclesiale e delle pubbliche istituzioni nel processo di ricerca e progettazione di soluzioni ai problemi”. (Ferdinandi S., Radicati e fondati nella carità, EDB, Bologna 2006, p. 343)

DISCERNERE PER ANIMARE

“Discernere è leggere e comprendere, con competenza umana e con criteri di fede, le situazioni di povertà; è individuare e analizzare i meccanismi, le cause, le “strutture di peccato” che generano povertà; è anche promuovere modi e forme specifiche per sensibilizzare, responsabilizzare e coinvolgere la comunità”. (Ferdinandi S., Radicati e fondati nella carità, EDB, Bologna 2006, p. 344)