Progetto MEET: un convegno a Firenze per i primi risultati

Si è svolto a Firenze lo scorso 12 giugno il convegno finale del Progetto MEET, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) con capofila l’associazione Solidarietà Caritas di Firenze e i partner Fondazione diocesana Caritas Trieste, l’Università di Firenze, il Comune di Firenze, il CPIA di Trieste e la Fondazione Mondoaltro di Agrigento.

Iniziato a giugno dello scorso anno il progetto si è realizzato in più fasi. La prima di conoscenza di varie realtà europee che lavorano nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, una seconda di studio sulle possibili azioni da porre in essere nella terza fase di sperimentazione.

Tre i filoni di intervento ritenuti necessari in un processo di integrazione:

  1. la conoscenza della lingua,
  2. l’inclusione abitativa,
  3. l’inclusione lavorativa,

e pertanto si è provato a realizzarli nei tre contesti territoriali dei partner di progetto.

Si è pertanto favorita la frequenza di corsi di alfabetizzazione di lingua italiana, attraverso il servizio diretto delle Caritas o presso altre associazioni e realtà del territorio. Il sostegno ai beneficiari è stato poi assicurato, oltre ai normali servizi attivi nelle singole Caritas, anche attraverso sostegni economici erogati sotto forma di borse alloggio e tirocini formativi.

Ad Agrigento sono stati avviati 8 tirocini formativi grazie ad un protocollo siglato con il Centro per l’impiego di Agrigento, ed erogato 79 borse alloggio. I beneficiari di queste borse sono stati accompagnati, i primi grazie allo sportello di orientamento socio-lavorativo Corner Granata, mentre i secondi dall’equipe multidisciplinare la metodologia dell’housing first che sta accompagnando i beneficiari attraverso la redazione di un breve piano personalizzato e un orientamento ai vari servizi del territorio.

Le sfide si sono dimostrate entusiasmanti. Il confronto con realtà europee ha permesso di conoscere altre forme di accoglienza e di accompagnamento verso l’integrazione e l’inclusione dei migranti, con aspetti positivi e negativi rilevati dagli operatori partecipanti. Resta ferma l’importanza della conoscenza e della relazione positiva da instaurare, pur con le difficoltà insite nella diversità di culture e aspettative, tra migranti e autoctoni. Solo allora i migranti avranno un nome ed un volto definito e si potrà parlare di avvio del processo di inclusione nella società italiana pur mantenendo la bellezza della identità culturale di ciascuno.

Non si tratta di far diventare italiani gli stranieri e basta… ma di porre le basi perché i cittadini di domani, facendo tesoro della storia di ciascun popolo, possano costruire una società multiculturale e multietnica che miri al bene comune.

Online la pubblicazione della prima parte del progetto.