“Le tentazioni dell’operatore” – L’incontro di formazione del 18 novembre 2016

Si è svolto il 18 novembre il primo incontro di formazione per il nuovo anno pastorale per gli operatori delle Caritas parrocchiali.

Un incontro per approfondire la parte dell’Evangelii Gaudium (nn. 76-109) relativa a «Le tentazioni dell’operatore pastorale», aiutati da Monica Martinelli, missionaria secolare scalabriniana e docente all’università Cattolica di Milano.

Monica ha iniziato il suo intervento con due parole del Papa “esodo” e “sinodo”: uscita (esodo) non solo per andare nelle periferie, ma per guardare con chi è nelle periferie, per camminare insieme (sinodo).

Queste tentazioni sono strettamente legate alle difficoltà del nostro tempo.

Ecco allora l’invito a:

  • proporre una visione dell’uomo relazionale e non individualistica (scalfendo l’idea dell’uomo che si fa da sé), valorizzando la relazione per creare comunità e testimoniare la fede;
  • comprendere che le cose possono andare avanti solo con il contributo degli altri (come una levatrice, “bisogna lasciare che la vita vada oltre noi, perché non siamo i protagonisti del parto, ma al suo servizio”).
  • riflettere sul nostro modo di stare dentro la realtà. Non si tratta di essere semplici ottimisti buonisti, contrapposti a chi vede il male ovunque, ma di riconoscere nella drammaticità delle situazioni la presenza di Dio che opera, e acquisendo uno sguardo di custodi del mondo;
  • riconoscersi sempre bisognosi dell’altro, che è porta della misericordia;
  • riscoprirsi figli per recuperare la dignità di ciascuno.

I volontari, quasi un centinaio provenienti da Agrigento, Favara, S. Giovanni Gemini, Cammarata, Sciacca, Raffadali, Naro, Ravanusa, Canicattì, nei 5 laboratori si sono confrontati su alcune tentazioni (la crisi di identità, la stanchezza spirituale, il pessimismo sterile, la paura dell’incontro e la guerra fra noi), e sulle possibilità di un loro superamento. Ecco le sintesi.

Laboratorio 1 – La crisi d’identità cristiana (EG 78-80)

Domanda:   L’E. G. ci mette in guardia dal rischio per gli operatori di evangelizzazione di cadere nell’individualismo, nella crisi della propria identità cristiana. Riusciamo a vivere il nostro servizio come parte della nostra identità? Pensiamo che l’incontro con la comunità faciliti e sostenga il nostro cammino?

Il gruppo è composto da persone che operano da tanto tempo in uno o più servizi e solo quattro che fanno esperienza di servizio da poco tempo. Per gran parte del gruppo il proprio servizio è vissuto come parte integrante della propria vita grazie al sostegno della preghiera e della propria comunità. Altri vivono la difficoltà di integrare il proprio “entusiasmo missionario” sia con gli impegni quotidiani sia con i reali bisogni del servizio. Unico punto di riferimento comune per tutto il gruppo è quello di sentirsi accompagnati nel proprio servizio dalla comunità.

Laboratorio 2 – La stanchezza spirituale (EG 81-83)

Domanda Spesso tendiamo a far confluire la stanchezza fisica nella sfera spirituale finendo per sentirci complessivamente esaustivi e privi di iniziative. Riusciamo ancora a trarre dalla fede quell’energia giusta per portare avanti i nostri servizi con la stessa motivazione?

Dagli interventi è emerso che, effettivamente, all’interno del servizio al povero si possa vivere, a volte, la frustrazione connessa al non poter dare delle risposte a problemi che risultano insormontabili. Questa impotenza, unita ai contrasti ed alla scarsa collaborazione all’interno dei gruppi parrocchiali, conduce ad una stanchezza spirituale che porta a dire: “Basta, mollo tutto”. Però, proprio nel momento in cui ci si percepisce “finiti” e deboli subentra la Fede e l’affidamento a Dio che è “Infinito”, proprio da questa fiducia e dalla preghiera nasce nuova motivazione e nuova spinta per riprendere tutto con più entusiasmo e consapevolezza.

Laboratorio n. 3 – Pessimismo sterile (EG 84-86)

Domanda Viviamo il nostro servizio come occasione di dialogo con il mondo, sforzandoci di essere operatori di ottimismo oltre che di misericordia? O cediamo a  momenti di pessimismo dopo una sconfitta?

Dalle condivisioni del gruppo è emerso che è facile lasciarsi andare al pessimismo quando entriamo in contatto con la sofferenza o quando comprendiamo che ci mancano i mezzi per aiutare qualcuno (pensiero soprattutto di chi opera nei centri di ascolto). Si prova a superare questa caduta nel pessimismo con la condivisione delle esperienze, facendo rete per non sentirsi soli e si trova rifugio nella preghiera, trovando la forza in Dio. Da una sconfitta si mette un punto fermo che ci serve per ripartire.

Laboratorio n. 4 – La paura dell’incontro (EG 87-89)

Domanda: Spesso la condivisione di un servizio o la dimensione comunitaria in cui siamo calati diventano un terreno di sfida dove i limiti umani e le differenze emergono prepotentemente. Durante il nostro servizio, riusciamo ad accoglierle e mettere da parte noi stessi e le nostre fragilità a favore di un bene più grande e condiviso, comprendendo che il Vangelo ci invita a correre il rischio di incontrare l’altro?

La domanda ha fatto emergere chiara la necessità che ogni volontario ha di essere accompagnato lungo il cammino del proprio servizio. Le paure che sono emerse, infatti, erano incentrate più sulla propria persona che sull’incontro con l’altro. Alcuni temono di non riuscire a capire i veri bisogni di chi incontrano, altri di non essere all’altezza del compito affidatogli.

Laboratorio n. 5 – La guerra tra noi (EG 98-101)

Domanda:   Non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno! Riesco a gioire dei successi pastorali degli altri operatori, nella convinzione che operiamo tutti per un fine comune? Oppure ciò è per me motivo di invidia e gelosia? – Mi sforzo di trasformare in preghiera gli eventuali sentimenti di avversione nei confronti degli altri, nella piena fiducia in Colui che può trasformare il male in bene?

Dal confronto è emersa una situazione differente a seconda dei contesti parrocchiali. Il punto di partenza accomuna tutti: la consapevolezza dell’importanza della dimensione comunitaria nel proprio servizio (gioire insieme per i successi pastorali, confrontarsi nello stile della correzione fraterna, operare come giocatori di un’unica squadra). Pur partendo da questa consapevolezza, talvolta, si verifica nella prassi una conflittualità tra gruppi parrocchiali dovuta a incomprensioni o invidie, o più semplicemente ad una divergenza nel modus operandi. Interessante notare che ciò è stato evidenziato da operatori di parrocchie in cui è presente un maggior numero di gruppi parrocchiali. In certi casi si lamenta una scarsa collaborazione del parroco nel fare da mediatore. La maggior parte degli operatori riesce a riportare in preghiera le incomprensioni.