L’esercito delle mascherine

Rappresentano quello che maggiormente serve in questo periodo di “contatti a rischio”…o almeno questo è quello che si crede. Sono loro, le mascherine, protagoniste indiscusse delle conversazioni quotidiane. “Tu ce l’hai”, “quante ne hai?, “dove l’hai presa?”. E’ una sorta di “bene di conforto”; averla rimanda quella sensazione di protezione che – che sia vero o meno – serve quantomeno alla mente.

In farmacia scarseggiano o sono finite già da tempo e allora ci si industria affinché, in qualche modo, possano essere realizzate. Quello che nasce tende ad essere più vicino possibile a quelle raccomandate, anche se non SOSTITUISCONO IN ALCUN MODO i presidi medici certificati. Il loro utilizzo, quindi, è senz’altro limitato a contesti poco più che “familiari” o quantomeno “controllati”.  Non salveranno le vite – senza dubbio alcuno – ma servono per salvaguardarsi un minimo nei giri “forzati”, fatti di lavoro, spese, o – peggio ancora – vengono utilizzate da coloro che a casa ci starebbero volentieri ma quella casa non ce l’hanno o – se anche ce l’hanno – sono costretti ad uscire per l’approvvigionamento alimentare.

Ed è anche per questo che la macchina della solidarietà ha acceso i suoi motori; ed è per questo che “l’esercito delle mascherine” si è messo in moto!

Le sarte – per professione o per passione – sono tante, belle, brave, giovani e meno giovani. Gli operatori della Caritas portano loro la stoffa e il materiale che serve, la lascia negli ascensori o nei panieri e con esso buttano lì un un sorriso affinché arrivi al piano insieme alla stoffa. Loro dal balcone ricambiano fiere. E hanno ragione di esserlo, fanno un ottimo lavoro. Nei giorni seguenti si pensa di passare a ritirare delle semplici mascherine, invece, ci si ritrova fra le mani dei veri e propri capolavori, frutto di arte e fantasia. Alcune le impreziosiscono con degli orpelli, altri si ingegnano sostituendo l’elastico (carente) con i lacci delle scarpe. Il risultato è strabiliante. Loro lo sono, in verità. Ed è per questo che li amiamo.

 

Redazione