Rubrica #ParolediPace

Pace è… #impegnopolitico

di Giuseppe Guddemi

Scindere l’aspetto sociale dall’aspetto politico nella vita dell’individuo è compito assai arduo per chi si cimenta nel farlo. La scissione di certo può avvenire a livello teorico, ma nella vita pratica, nella quotidianità di ognuno di noi, distinguere il momento d’azione politico da quello sociale è forse impossibile.

Partendo da questo presupposto, diventa quindi inevitabile affrontare il tema della politica da una visuale più ampia rispetto alla concezione odierna della politica come quell’attività che investe le capacità di pochi le cui conseguenze del proprio agire abbiano risvolti determinanti sulle masse.

Allora, a questo punto, è necessario interrogarsi su qual è il fine dell’agire politico e a quali valori risponde la politica nel nostro tempo.

Se la politica si riduce a un gozzoviglio di procedure burocratiche che mirano a far “quadrare i conti” sarà difficile uscire al di fuori delle categorie costo/beneficio cosicché tutto l’agire politico sarà focalizzato a ridurre o aggirare i problemi, piuttosto che risolverli tenendo ben presente che il fine dell’agire politico è sempre l’uomo, l’umanità tutta, presente e futura, e non un numero decimale da rispettare, perdendo di fatto la prospettiva di un benessere sociale che non è misurabile solo dal punto di vista economico e nemmeno riconducibile ad un aspetto materiale e immediato del godere la vita. Di contro, se la politica si riappropriasse di quel legame con i valori cristiani che nel corso della storia hanno formato la coscienza morale di ogni uomo, allora l’azione politica non solo si porrebbe obiettivi che sfuggono al contingente e ai confini territoriali, ma diverrebbe dovere morale di ognuno, azione che ogni individuo è chiamato a compiere per rendere il mondo un posto migliore.

Papa Francesco nell’ultimo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2019 ha voluto sviluppare proprio il tema della «buona politica al servizio della pace», ricordandoci come «La responsabilità politica appartiene ad ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare. Questa missione consiste nel salvaguardare il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture».

Divenire costruttori di pace, di un mondo migliore, non è quindi compito esclusivo di alcuni, ma è un dovere che ognuno di noi è chiamato ad attuare. Non è nemmeno impresa del tutto semplice, esente da errori. È un cammino fondato sul dialogo e sul confronto, su processi cooperativi che impongono l’assunzione di scelte chiare e concrete.

Nella mia quotidiana esperienza di consigliere comunale di minoranza nel piccolo paese di Calamonaci, questo vuol dire confrontarsi ogni giorno con i molteplici problemi legati al territorio e allo stesso tempo provare ad incidere sulle scelte degli amministratori locali. Ed è del tutto inevitabile, e per certi versi salutare, che ciò avvenga attraverso la traduzione dell’agire politico in un dialogo tra le parti sociali, in un confronto costruttivo che seppur rimarca una divergenza di vedute sulle soluzioni da adottare, permette alla fine un processo di sintesi che porta al bene della comunità.

La costruzione della pace non è un processo facile, ma è possibile; è un dovere morale dell’agire politico, la cui realizzazione dipende dal grado di disponibilità di ognuno di noi a conformare il proprio agire, attraverso un processo cooperativo e secondo i principi di quella legge universale che trova nella pace, nel senso di giustizia, nel rispetto della vita, nell’amore per il prossimo, i suoi valori fondanti. Perché come diceva don Luigi Sturzo: «Ho sentito la vita politica come un dovere e il dovere dice speranza».