Rubrica #ParolediPace

Pace è… #MEMORIA

di Sara Ripellino

Gennaio è il mese che ormai tutti chiamiamo della “Memoria”, riferendoci al ricordo di ciò che è avvenuto nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. In un periodo storico in cui l’Europa vive il fenomeno dell’immigrazione e in cui la contrapposizione principale affrontata dalla politica e dai mass media è: accoglienza/non accoglienza; di fronte ai sempre più frequenti casi di discriminazioni e indifferenza verso gli ultimi, mi chiedo se la memoria possa considerarsi solo ricordo del passato e quale sia il suo valore oggi, oppure se deve tradursi in un impegno rinnovato che continua ad interpellarci.

Sono una studentessa di Giurisprudenza, il mio sogno è un mondo in cui i diritti umani non siano privilegio di pochi e non restino solo scritti in Trattati, Costituzioni o Convenzioni, ma vengano garantiti ad ogni uomo, donna, bambino del nostro pianeta.

Da dieci anni ormai, faccio parte dell’Azione Cattolica Italiana, che attualmente sono chiamata a servire come Consigliere diocesano e Vice Presidente parrocchiale per il Settore Giovani. L’Ac, per me, è una vera palestra di vita, perché mi dà ogni giorno la possibilità di formarmi come persona e come cristiana, di confrontarmi con chi è diverso da me, di comprendere l’importanza e la bellezza del lavoro di gruppo, della corresponsabilità, del servizio gratuito, ma anche e soprattutto di cogliere e accettare la sfida educativa dei giovanissimi; di aver consapevolezza, infine, che per chi ha fede, essere autentici annunciatori del Vangelo, significa guardare in profondità, accorgersi della realtà che ci circonda e fare qualcosa per cambiarla in meglio.

Come giovane, come educatrice di Azione Cattolica, come studentessa, come cristiana, spinta dalla voglia di cercare di comprendere quanto l’uomo può essere crudele nei confronti di altri uomini, nei confronti di coloro i quali dovrebbe considerare fratelli, lo scorso maggio, insieme a quattro giovani della Diocesi di Agrigento, ho accettato di partecipare al “Viaggio della Memoria” in Polonia, un progetto di “Casa della Pace” cofinanziato da Caritas Italiana. È stato un viaggio che mi ha permesso di visitare i campi di concentramento Auschwitz – Birkenau, e conoscere la storia della Polonia, intrisa di tutta la sofferenza che ha dovuto subire il suo popolo durante la guerra.

Il viaggio mi ha segnata profondamente e mi ha insegnato a guardare la realtà con occhi nuovi; esso è stato un modo per ricordarmi che la memoria non può essere solo ricordo del passato, ma deve trasformarsi in impegno concreto per non commettere atrocità e ingiustizie e per costruire la pace, che è un lavoro artigianale da realizzare nel quotidiano, in tutti quei luoghi che siamo chiamati a vivere.

Come sta scritto all’entrata di uno dei blocchi del museo di Auschwitz: “Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo” George Santayana.