Trasfigurati dalla Carità, formazione Caritas parrocchiali

Lo scorso venerdì 20 novembre, i volontari delle Caritas parrocchiali della diocesi si sono riuniti per il primo incontro di formazione dal titolo “Trasfigurati dalla Carità”. Questi incontri sono un’opportunità, ha detto il direttore della Caritas diocesana poichè: “la carità non s’improvvisa, esige formazione, perché ai poveri dobbiamo dare il nostro meglio”. E di questo hanno dimostrato di esserne convinti anche i volontari, che si sono mossi da Sciacca, Raffadali, Licata e tanti altri comuni della diocesi per regalarsi questo momento per approfondire il senso del servizio e alimentare l’esperienza di essere chiesa diocesana: “più è delicato e prezioso il materiale che si tocca e più ci vuole competenza”, ha commentato qualcuno dei presenti.

La prima parte dell’incontro ha proposto una riflessione sulla liturgia, nella quale ci ha condotto don Rino Lauricella, direttore del Centro diocesano per il culto e la liturgia, con lo scopo di evidenziare il legame tra fede e vita e stimolarci a riscoprirlo come reciproco rimando: la carità, nella vita del cristiano, non può esprimersi sganciata dal mistero, così come la preghiera e il celebrare non possono correre parallele alla vita di ogni giorno.
E allora diventa preziosa la liturgia, che è capace di ricomporre la frammentarietà della vita e la apre all’incontro con l’altro, così come la carità ci fa entrare nel mistero di Dio attraverso la vita quotidiana, con il servizio agli altri.
Un interessante intreccio di linguaggi differenti che si sono sovrapposti e, allo stesso tempo, carità e liturgia, proiettate sul medesimo orizzonte, si sono arricchite di significato reciprocamente: come la carità, la liturgia è azione, si comprende facendola; entrambe ci fanno uscire dall’autoreferenzialità, sottraendo il centro a noi stessi per offrirlo all’altro.
Perché se liturgia è anche bellezza, la carità vissuta è, e dobbiamo aver cura che non smetta di esserlo, bellezza che ci trasfigura.

E di questo ci ha parlato la testimonianza della comunità di Naro, che ha provato a rileggere la sua esperienza di Caritas parrocchiale per riscoprirla non come iniziativa di un gruppo di volontari ma come comunità tutta che prova a crescere nel discepolato e nella testimonianza.
L’impegno profuso in questi ultimi cinque anni, ci è poi stato restituito con il Report Caritas 2010-2014, realizzato dall’Osservatorio Diocesano per le povertà e le risorse: un lavoro impegnativo di lettura della realtà per comprendere e cercare le strade per vivere la carità nel nostro territorio.
Strade che provano sempre di più a scoprire quali sono i bisogni e le modalità per accogliere le persone che li vivono.
Anche questa una liturgia, soprattutto quando la risposta, che non sempre può coincidere con l’esaudire i bisogni, diventa offerta di vicinanza e disponibilità a camminare insieme.

Una chiesa, quella agrigentina, che prova a diventare chiesa in uscita, che si fa vicina a tutti, in piena sintonia e comunione con il cammino tracciato dal Sinodo sulla famiglia e dal convegno nazionale di Firenze.
E su questa strada si muovono i passi del laboratorio diocesano, animando e sostenendo stili di testimonianza comunitaria della carità nelle parrocchie della diocesi, perché per ritrovare il nostro volto di Chiesa abbiamo più bisogno di camminare insieme che camminare veloci.

Alessia Aprigliano