Un nuovo Viaggio della Memoria

di Federica Calandrino – partecipante Viaggio della Memoria

Anche quest’anno la Fondazione Mondoaltro ha proposto ai giovani del territorio un percorso formativo sulla Memoria della Shoah, inserito nel progetto “Artigiani di Pace” cofinanziato da Caritas Italiana. Il percorso ha preso il via durante l’evento #RAZZAUMANA, realizzato in occasione della Giornata della Memoria lo scorso 28 gennaio ad Agrigento, iniziativa che coinvolse tanti giovani e studenti della diocesi. Da quell’evento partì la proposta di un nuovo Viaggio della Memoria, da realizzare in collaborazione con l’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti). Una straordinaria opportunità che è stata data a me e ad altri cinque compagni di viaggio i quali sono stati selezionati per vivere l’esperienza. Sei, quindi, i giovani coinvolti: Giuseppe Guddemi di Calamonaci, Claudio Di Benedetto, Federica Calandrino e Giovanni Vullo di Agrigento, Noemi Lupo e Miriam Lupo di Favara.

Il percorso pre-partenza ha coinvolto sin da subito il gruppo, proponendo degli incontri formativi di approfondimento degli aspetti storici, filosofici e sociali dell’Olocausto; fra questi l’incontro formativo con don Giuseppe Agrò, che ci ha permesso di rileggere quella pagina di storia sotto una luce nuova.

Il viaggio, svoltosi tra il 9 e il 13 maggio, ha avuto quale prima tappa Roma, dove abbiamo avuto subito un incontro che ci ha segnato profondamente: la testimonianza di Piero Terracina, ex deportato e sopravvissuto ad Auschwitz, la cui famiglia fu interamente sterminata nel 1944. Piero, con la sua semplicità, raccontando la sua storia, ci ha permesso di riflettere profondamente sul senso della Memoria oggi, dando esempio di grandissima forza, rialzandosi e andando avanti, nonostante le crudeltà subite. Oggi la sua unica missione è quella di sensibilizzare le nuove generazioni affinché certe tragedie non si ripetano mai più. Nella tappa romana abbiamo anche avuto l’opportunità di visitare il quartiere ebraico, sotto la guida di Grazia Di Veroli, che ci ha proposto un itinerario sulla via delle pietre d’inciampo, le quali ci ricordano le storie di tante famiglie che furono strappate alla quotidianità durante il rastrellamento del ghetto del 16 ottobre 1943.

La seconda tappa del viaggio ci ha portati in Polonia, a Cracovia, città che non dimentica mai. In questo luogo, nel periodo antecedente le leggi razziali, più di 68.000 ebrei vivevano perfettamente integrati nel popolo polacco. Di questi solo il 5% riuscirà a sopravvivere ai campi di sterminio; un dato sconvolgente che ci appare quasi tangibile durante la nostra visita al territorio dell’ex ghetto, dove ancora oggi è possibile percepire nel profondo la vastità della tragedia che si è consumata. 68 sedie vuote presenti al centro della Piazza degli Eroi del Ghetto, rappresentanti le quasi 68.000 vittime dei rastrellamenti avvenuti in quel luogo: uomini, donne e bambini che non avrebbero mai immaginato che di lì a poco la loro vita sarebbe stata spezzata.

Ma il momento centrale del viaggio è stato la visita presso il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, un luogo dove furono commesse le più grandi crudeltà non solo nei confronti di ebrei, ma anche di prigionieri politici, Testimoni di Geova, sacerdoti cattolici, prostitute, zingari e omosessuali. Lì abbiamo compreso che Auschwitz è un luogo che parla solo a chi sa realmente ascoltare. Nel silenzio di Auschwitz è possibile percepire ancora oggi la presenza dell’orchestra che suona durante le selezioni e gli appelli che avvenivano giornalmente, le urla di intere famiglie separate una volta scese da vagoni della morte, il rumore degli spari che si susseguivano durante le interminabili giornate e la speranza che è rimasta accesa in quelle persone, fino alla fine, nonostante fossero circondate dalla crudeltà umana. Ed è questo l’insegnamento più grande che si può trarre da quest’esperienza: “non perdere mai la speranza”, ma anche assumerci la responsabilità di ricevere il testimone della Memoria per consegnarlo integro a chi verrà dopo di noi.

Bisogna quindi impegnarsi per cambiare le cose e non rimanere indifferenti dinnanzi ai tanti olocausti che si consumano anche ai giorni nostri. Per noi il viaggio della Memoria comincia adesso. Auschwitz non è solo una pagina dimenticata dei libri di storia; Auschwitz rappresenta tutte quelle volte in cui restiamo indifferenti a degli atti di intolleranza. Questa esperienza sarà per noi il punto di partenza di un percorso più lungo che avrà come meta la sensibilizzazione delle generazioni future, perché finché non impareremo dagli errori del passato, ci sarà certamente il pericolo di una tragedia peggiore.

Federica Calandrino

Il pensiero degli altri partecipanti…

Giovanni Vullo – Esperienza che tocca le corde più profonde dell’anima e che mostra fin dove possono spingersi l’orrore e la cattiveria umana. Chiunque abbia vissuto o vivrà un viaggio del genere, ha il dovere di mantenere viva quella memoria che luoghi e testimonianze racchiudono; di farsi, inoltre, portavoce di tal memoria, affinché stragi come questa non si ripetano in futuro.

Noemi Lupo – Mi sono trovata davanti a quei dormitori… poca luce penetrava dalle finestre ed io, in mente mia, immaginavo migliaia di bambini impauriti e desiderosi delle loro mamme, affrettarsi per mettersi subito a dormire. 15/16 bambini per ripiano, tutti ammassati. In quel momento mi sono sentita davvero piccola, ma nel mio piccolo testimonierò perché: “Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”.

Giuseppe Guddemi – Questa esperienza è stato un percorso a ritroso dalla Storia alla storia, dal fatto al vissuto, sicché la Storia che tutto fagocita e tutto restituisce in date e numeri, è stata lentamente dissolta in milioni di singole storie ognuna con un nome, un volto, un’identità. Storie di uomini, semplici, normali, come quelle di altri uomini. Vite brutalmente messe a tacere da quella banalità del male che latente si annida in ogni gesto che considera l’altro, il diverso, come un nemico.

Miriam Lupo – Se non avessi partecipato al Viaggio della Memoria non avrei mai compreso la differenza tra ciò che studiamo distrattamente sui libri e ciò che è la realtà. Il racconto di Piero Terracina mi ha fatto realmente capire che all’interno dei campi non vi erano solo “numeri”; ma vi erano vite umane, storie di vita, come quella di Piero. Ognuno ha vissuto questa esperienza in modo personale e differente l’uno dall’altro. Chissà quanta gente stava progettando un viaggio, un matrimonio, oppure la nascita di un bambino. Tutto in frantumi in un battito di ciglia.

Claudio Di Benedetto – La memoria di ciò che è stato spesso viene a mancare; e presto non ci saranno più nemmeno i testimoni diretti della Shoah. Per questo il nostro impegno nel ricordare deve essere maggiore.