Un sms sul treno del ritorno

“Giornata intensa e piena di senso”. Così recita l’sms che Serena invia ai nostri telefonini, mentre siamo sul treno per Agrigento.

E’ sabato 28 maggio, siamo partiti al mattino (non senza un po’ di suspence per prendere al volo il treno) per una giornata da vivere insieme ai ragazzi dello spazio interculturale giovani di S. Giovanni Gemini. L’idea era una bella passeggiata sul monte Cammarata, ma forse non tutti hanno capito, a giudicare dall’eleganza che sfoggiano per l’occasione. Così c’è subito l’occasione per prenderci in giro e fare un po’ di discussioni divertenti. Poi la verità è che non tutti sono mentalmente preparati all’idea di affrontare qualche ora di cammino in salita, ma ridi, scherzi… e i profumi del bosco iniziano a conquistarci e il resto diventa coreografia per una giornata allegra e giocosa.

A S. Giovanni, con coraggio e con l’appoggio della parrocchia, da dicembre si è provato a dar vita ad uno spazio interculturale giovani simile a quello di Agrigento. Simile la voglia di incontrarsi, di proporre ai giovani di conoscersi per scoprire cosa c’è da condividere, come si fa a vivere insieme lo stesso territorio quando alcuni ci affondano le radici da generazioni e altri da poco provano a posarci i piedi per scoprire se è la terra che può accogliere quelle radici che ci si è caricati in spalla per partire. E forse, con quest’esperienza, proviamo a scoprire se il terreno giusto per le radici umane non sia, più che un pezzo di terra, il terreno delle relazioni.

In fondo, anche se a volte ci spiace dirlo, può essere un esercizio e una preparazione per i giovani siciliani che, ad un certo punto, forse dovranno vivere il medesimo sradicamento.

Beh, oggi finalmente è il giorno in cui l’esperienza di S. Giovanni e di Agrigento convergono per diventare una e provare ripartire dalla comune ispirazione.

Il pranzo è l’occasione per condividere quel che ciascuno ha portato e per conoscersi e raccontarsi cosa è stato vissuto in questo anno e quali sfide si aprono davanti. E’ bello vedere la curiosità, la voglia di sapere: “Cos’avete fatto? Come vi è andata?” Ed emergono anche le fatiche, le domande e in qualche caso la delusione di fronte ai tanti pregiudizi e chiusure che, cimentandosi con questa proposta, ci si è trovati a toccare con mano. Eppure dialogando tra noi, ci accorgiamo che paradossalmente, proprio i segni di chiusura, di non conoscenza, a tratti di paura, si trasformano in motivi in più per continuare: “Allora c’è proprio bisogno di crescere nell’incontro, di creare occasioni per conoscersi”. E gli uni danno consigli agli altri su come continuare.

Siamo solo una piccola rappresentanza, diversi oggi avevano impegni di scuola o di lavoro (alcuni di noi che fanno i mediatori sono stati chiamati d’emergenza per coadiuvare negli sbarchi), ma sappiamo di rappresentarli tutti, anche quando con entusiasmo ci diamo appuntamento per un prossimo momento insieme e questa volta Agrigento giocherà in casa con un pomeriggio in spiaggia.

Intanto, sui passi del ritorno, a gruppetti c’è chi discute per dare corpo a qualche nuovo tentativo di coinvolgere altri giovani, magari partecipando insieme a qualche iniziativa estiva del territorio.

E il cammino procede, con la certezza che continuerà ad essere intenso e che il senso continuerà a sbocciare, semplicemente, incontrandoci e scoprendoci nelle nostre diversità.

Alessia Aprigliano