Chi siamo

Caritas Diocesana Agrigento

La Caritas Diocesana ha lo scopo di favorire il cambiamento del modo di pensare e di vivere della comunità cristiana.

La Caritas assume una funzione prevalente pedagogica:  “il suo aspetto spirituale non si misura con cifre e bilanci ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare la Chiesa locale e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi ” (Paolo VI -1972).

La Caritas Diocesana ha lo scopo di favorire il cambiamento del modo di pensare, auspica  una solidarietà vissuta singolarmente ad una testimonianza comunitaria della carità, da una solidarietà episodica ad uno stile di carità capace di ascoltare e accogliere ogni giorno il grido dei poveri, da una solidarietà pronto soccorso, che cura le ferite della società ad una carità che sa anche riconoscere e sradicare le radici della povertà e dell’ingiustizia.

La Caritas diocesana, in sintesi, ha il compito di: animare la comunità al senso della carità e della giustizia, educare allo spirito e all’esperienza della testimonianza comunitaria della carità, coordinare gruppi ed iniziative per un miglior servizio alla comunità e alla società.

Sotto questo aspetto la Caritas diocesana in collegamento organico con le Caritas parrocchiali individua l’indirizzo e il cammino, sostiene nella formazione e nella progettazione, cerca di unificare e far convergere tutte le espressioni della carità presenti nella Diocesi, evitando, con tutte le forze e nel limite del possibile, di divenire essa stessa un gruppo operativo.

Il nostro metodo

Ascoltare

L’incontro con l’altro inizia con l’Ascolto. “Ascoltare è il primo passo per entrare in relazione, dopo esserci accorti di chi ci sta accanto. È uscire dalle nostre vedute e dai nostri schemi; è disponibilità a far spazio all’altro e alla realtà che ci sta attorno; è prendere parte, capacità di condivisione della vita che ci viene raccontata; è uno stile, un atteggiamento per cogliere e fasi carico di presenze, di silenzi, di situazioni e di drammi, presenti sul territorio”. (Ferdinandi S., Radicati e fondati nella carità, EDB, Bologna 2006, p. 342)

ascolto

Osservare

Dopo aver ascoltato è il momento di guardarsi intorno per trovare una chiave di lettura della realtà che ci circonda, per riscoprirne bisogni e risorse. “Osservare è accorgersi della persona che ci sta accanto e di quanto accade, rilevare le tante problematiche, le povertà tradizionali, a cui si aggiungono sempre fenomeni nuovi di povertà, di emarginazione e di disagio. Permette di individuare le varie risorse e disponibilità singole e di gruppo presenti sul territorio. […]

L’osservare permette la rilevazione sistematica e oggettiva delle situazioni, mette in grado di curare e diffondere dati e informazioni raccolte, per far crescere la consapevolezza dell’opinione pubblica e il coinvolgimento della comunità ecclesiale e delle pubbliche istituzioni nel processo di ricerca e progettazione di soluzioni ai problemi”. (Ferdinandi S., Radicati e fondati nella carità, EDB, Bologna 2006, p. 343)

osservare

Discernere per animare

“Discernere è leggere e comprendere, con competenza umana e con criteri di fede, le situazioni di povertà; è individuare e analizzare i meccanismi, le cause, le “strutture di peccato” che generano povertà; è anche promuovere modi e forme specifiche per sensibilizzare, responsabilizzare e coinvolgere la comunità”. (Ferdinandi S., Radicati e fondati nella carità, EDB, Bologna 2006, p. 344)

discernere
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